CREATABILITY, INTELLIGENZA ARTIFICIALE E VERO DESIGN.

Durante l’ultima edizione del Festival di Cannes, il Grand Prix per il design è stato vinto da Creatability, un progetto di Google Creative Lab per migliorare la fruibilità della rete anche per utenti con disabilità.

Il nostro amico Giuseppe Liuzzo, che abbiamo recentemente intervistato sta distribuendo ad amici, studenti e clienti una spilla con la provocatoria scritta “Designeers know you are stupid”. Un modo caustico per sottolineare uno degli scopi che da sempre caratterizza il design, quello fatto bene: semplificare la vita dell’utente. Compito che si propone, con successo, il progetto Creatability di goggole di cui ci occupiamo oggi.

Troppo spesso si è confuso il design con l’idea originale, creativa, bizzarra spesso applicata solamente alla decorazione. Se ancora non lo conoscete, un libro indispensabile per abituarsi a pensare ai veri scopi del design è “La caffettiera del masochista”. In questo manuale propedeutico alla buona progettazione di design, pubblicato nel 1988 e sempre di straordinaria attualità, lo psicologo Donald Norman si occupa della “psicopataologia degli oggetti quotidiani”.

Fra i tanti, gustosi esempi che vi lasciamo il piacere di scoprire leggendolo, il libro contiene una frase che ogni designer dovrebbe ricamare all’uncinetto, incorniciare e appendersi in ufficio: “I progettisti devono produrre cose che soddisfino i bisogni della gente, in termini di funzioni, facilità d’uso e gratificazione emotiva. In altre parole, il design deve essere pensato come un’esperienza totale.”
Una frase che si adatta bene non soltanto agli oggetti della produzione industriale, ma anche alle tecniche di User Experience che stanno dietro a prodotti informatici di successo. Perché anche il design, come tutto il resto della comunicazione, è sempre più orientato verso il mondo digitale, ma non può e non deve dimenticarsi delle capacità dell’uomo, e anche delle sue limitazioni.

A ricordarcelo è stato quest’anno il Festival di Cannes, la passerella più prestigiosa della creatività internazionale ha premiato con il Grand Prix per il Design proprio un progetto di usability, creato grazie all’intelligenza artificiale dal Google Creativity Lab di New York. Il progetto, chiamato Creatability, si propone di rendere accessibili anche a chi convive con disabilità anche pesanti di utilizzare al meglio tool di creatività normalmente impensabili per loro.

Grazie a Creatability, sviluppato in stretta collaborazione con persone affette da disabilità, ognuno può interagire con interfacce che consentono di scrivere, disegnare, comporre musica utilizzando gli strumenti che più sono accessibili per loro. Un po’ come succedeva al personaggio interpretato da Daniel Day Lewis ne “Il mio piede sinistro”, per ogni disabilità evidente c’è un’abilità nascosta, ed è su questa che bisogna lavorare per tirare fuori il potenziale che c’è in ogni essere umano.

Il programma “Sound Canvas”, per esempio, consente ai ciechi di disegnare lasciando che gli strumenti con cui si tracciano linee (la penna elettronica, o il proprio dito, o le frecce della tastiera, o una tecnologia di body tracking) siano guidati da una serie di input sonori che consentono di identificare con il suono la posizione del tratto sullo schermo. Altri tool consentono di comporre musica anche a chi ha perso l’udito, aiutandolo a visualizzare le interazioni fra i suoni, o a chi non può muovere le mani interagendo con lo schermo grazie alla telecamere che legge la bacchetta che tiene nella bocca, mentre la muove sui tasti che corrispondono alle note.

Per farlo sono stati utilizzati sistemi avanzatissimi di intelligenza artificiale e di machine learning, che consentono ai programmi realizzati di migliorare continuamente le loro performance. Altro aspetto molto interessante del progetto Creatability è il suo essere open source: i risultati ottenuti sono messi a disposizione di sviluppatori autonomi, spesso anch’essi affetti da disabilità, che possono utilizzarli per creare a loro volta applicazioni utili per migliorare la vita delle persone. Ed è questo il compito principale del design, al di là dei mezzi cui viene applicato.

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