UOMINI DI CARATTERE: TIPOGRAFI E INCISORI CHE HAN DATO IL LORO NOME AI FONT PIÙ USATI. GIAMBATTISTA BODONI.

#4people

Con Giambattista Bodoni iniziamo una galleria di ritratti di alcuni fra i personaggi che grafici e tipografi nominano quotidianamente, anche senza conoscerne la vita e le curiosità che li riguardano.

Giambattista Bodoni era figlio d’arte: suo padre Francesco aveva una bottega di tipografia e iniziò il figlio ai segreti della stampa, dell’incisione e della fusione dei caratteri durante le pause dagli studi umanistici che Giambattista frequentava a Torino. Furono questi studi, insieme all’esperienza fatta nel laboratorio del padre, ad aprire le porte alla sua prima, grande esperienza cosmopolita: nel 1758 fu chiamato a Roma, dove già nel 1626 il Papa Urbano VIII aveva fatto aprire una tipografia internazionale.

Nella tipografia papale, sotto la guida della Propaganda Fide (che esiste ancora adesso sotto il nome di “Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli”) si stampavano libri in greco, cirillirico, armeno, persiano, arabo…
Il compito di Giambattista Bodoni era proprio quello di riordinare i punzoni di questi caratteri esotici che papa Sisto V aveva fatto realizzare dai famosissimi Garamond e Le Bè, cui dedicheremo spazio prossimamente. Dimostrando una fortissima applicazione, Bodoni affiancò allo studio di questi punzoni l’apprendimento delle principali regole linguistiche che guidavano il funzionamento di alfabetici esotici.

Questo atteggiamento rigoroso, e la fama di grande gusto che iniziava a circondare il suo lavoro, fecero sì che nel 1768 fosse chiamato a dirigere la stamperia Reale di Parma dal Duca Ferdinando di Borbone. Qui nel 1769 realizzerà quello che da molti è considerato il suo primo capolavoro, il volume “Descrizione delle feste… per le nozze del Duca Ferdinando con Maria Amalia d’Austria” e altri meravigliosi volumi ancora visibili presso il Museo Bodoniano di Parma. Il volume comprendeva 70 tavole fuori testo splendidamente illustrate, preziosi capilettera, ricercatissimi finalini… insomma, tutto quello che Giambattista Bodoni riteneva indispensabile per trasformare il volume in una vera opera d’arte.

“Io non voglio che cose magnifiche e non lavoro per la volgarità dei lettori” era solito dire, e questa ricerca della perfezione lo ha portato successivamente alla creazione di quello che adesso sarebbe chiamato “un set di caratteri” che ha curato in ogni dettaglio, dal disegno all’incisione fino alla fusione. Quella per le lettere e la loro forma divenne una vera ossessione per Giambattista Bodoni, che lo guidò alla realizzazione di diversi manuali per l’uso degli alfabeti da lui creati che, da soli, costituiscono dei capolavori di equilibrio e di grazia che ancora oggi si possono ammirare nel museo Bodoniano di Parma.

Nel 1790 ottiene il permesso di aprire a Parma una stamperia privata che porta il suo nome, e a cui si rivolgono librai di ogni parte d’Europa per la realizzazione di edizioni preziose ed elegantissime di capolavori della letteratura. per queste edizioni, Bodoni elimina fregi e figure decorative, concentrandosi sull’armonia dei rapporti fra le lettere. Quando nel 1802 il Ducato di Parma fu annesso alla Francia, l’opera di Bodoni ebbe modo di conquistare anche Napoleone, cui dedicò un altro dei suoi capolavori, quel “Cimelio tipografico Pittorico offerto agli Augustissimi genitori del Re di Roma” che rappresenta un raffinatissimo esercizio di stile e di composizione: lo stesso testo stampato con 40 differenti caratteri e contenuto nello stesso spazio tipografico.

L’arte di Bodoni seppe farsi apprezzare dai potenti del tempo, da Carlo III di Spagna allo stesso Bonaparte, e riuscì a influenzare anche l’uomo che più di tutti ha segnato il cambio di passo dalla cultura della stampa alla cultura digitale. Steve Jobs, come è stato raccontato in molte biografie scritte e filmate, era affascinato dal mondo dei caratteri tipografici, che per lui come per tutti i grafici innamorati degli alfabeti non rappresentavano soltanto un simbolo fonetico, ma dei veri e propri linguaggi con stili e personalità ben identificabili (i caratteri, appunto).

Nel carattere ideato da Bodoni, Steve Jobs trovò quell’eleganza e quell’equilibrio indispensabili per trasformare anche l’esperienza di lettura digitale in un’esperienza estetica. Crediamo che Giambattista ne sarebbe stato sicuramente felice.

 

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