PAUL RAND, LA VITA È IL DESIGN.

#4people
Nessuno meglio di Paul Rand sembra ancora in grado di poterci dire che cosa si intenda oggi per “design”, quali siano i suoi principi e i suoi valori.

Peretz Rosenbaum (New York, 1914 – Norwalkn, 1996), questo è il vero nome di Paul Rand che è stato ed è tuttora un maestro statunitense della grafica e del design. Semplicemente, come recitava lo slogan di una personale che gli ha dedicato il Museum of the City di New York nel 2014: “Tutto è design, il design è tutto.”

Sicuramente lo è stato per lui: Paul Rand si avvicina al mondo del design negli anni ’30 del XX secolo, occupandosi della grafica interna della rivista di moda maschile Apparel Arts, arrivando presto a disegnare le copertine per questa e altre riviste. Ha poi lavorato come art director per diverse agenzie pubblicitarie. In seguito è stato consulente aziendale di design, creando un sistema di identità del marchio basato su un logo memorabile, applicato in modo creativo e coerente a carta intestata, biglietti da visita, insegne, borse, veicoli e abbigliamento.

Paul Rand aveva teorizzato una filosofia di vita tutta sua riguardo al lavoro di designer, strettamente legato alla vita reale. Così per lui un logo non ha valore in sé, ma assume un significato reale, solo attraverso la sua immediata associazione con un prodotto, un servizio, un’azienda. I loghi portano solo l’onore della marcatura, di conseguenza un logo dev’essere distintivo, memorabile e chiaro. Una chiarezza che riesce sempre a raccontarci in modo originale il mondo concreto dell’azienda e dei suoi prodotti, come dimostrano alcuni dei suoi lavori più rappresentativi.

OCCHIO – APE – EMME
Nel 1956 Paul Rand, insieme a un team di designer, artisti e architetti, ha collaborato a un progetto ideato dall’architetto Eliot Noyes, ex curatore di design industriale al MOMA di New York. Questo progetto consisteva nella creazione di un programma di progettazione aziendale che includesse tutto ciò che riguardava IBM, dai suoi prodotti ai suoi edifici, loghi e materiali di marketing. Praticamente un’intera azienda creata come un’opera d’arte.

Un concetto che è rimasto a lungo all’interno del DNA di IBM, modificandosi nelle opere di Paul Rand fino al manifesto con cui nel nel 1981 sottolinea il pay off “Think” dell’azienda in un poster che gioca su un rebus, giocando con l’associazione di parole e immagini per creare il gioco eye-bee-M. Con un tratto che, visto a posteriori, anticipa di molto quello immediato della comunicazione con gli emoji.

IL LOGO ABC
Paul Rand costituisce, con Saul Bass e Milton Glaser, la trimurti del logo design, un po’ come le Tre Corone fiorentine della letteratura italiana (Dante, Petrarca, Boccaccio). Insieme hanno disegnato l’identità di varie aziende tra le più grandi del mondo, da AT&T alla sopracitata IBM. Il designer più influente di questo trio è proprio Rand, che ha stabilito un vero e proprio codice di principi del design, ben esemplificatI dal logo realizzato per il network televisivo ABC, il cui concetto di base è sopravvissuto negli anni a decine di tentativi di restyling.

LEAVE CANCELLED
Nel 1945 Paul Rand ha realizzato la sovra coperta del libro “Leave Cancelled” di Nicholas Monsarrat: un dorso rosa sbiadito con undici fori di proiettile fustellati. Un’efficace rappresentazione della storia raccontata dal libro, quella di una coppia di giovani sposi che cerca di trarre il meglio da una breve luna di miele improvvisamente accorciata dall’imminente partenza per il fronte del marito.

PENSIERI SUL DESIGN
Indispensabile per chiunque si occupi o voglia occuparsi di design in modo professionale, ma godibilissimo anche per i lettori più curiosi, questo libro è stato pubblicato per la prima volta nel 1947, poi soggetto a varie modifiche dall’autore nel 1970. È stato presentato tra i lavori di Rand alla mostra inaugurata al centenario della sua nascita, presso il Museum of the City di New York, e che contiene citazioni che un vero designer dovrebbe cucirsi all’uncinetto e appendersi dietro la scrivania. In tutta l’opera di Paul Rand ce ne sono molte, ma quella che preferiamo e con cui concludiamo il post è “Il design è così semplice, per questo è così complicato”.

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