USARE L’ASTERISCO

#4notes

In questi giorni l’asterisco è diventato protagonista della campagna che lancia lo sconto del 15% su tutto il catalogo di 4Graph.it, un’offerta commerciale che definisce “senza asterischi” perché rivolta a tutti i prodotti, in tutti i quantitativi e per tutti i clienti senza distinzioni.

Molto spesso infatti l’asterisco è utilizzato come rimando a note a margine in cui si specificano condizioni che, nel caso della nostra promozione, proprio non ci sono. L’asterisco però ha molte storie da raccontare, e cercheremo di farlo riprendendo la nostra serie dedicata ai simboli grafici, che allegheremo anche ai segni di interpunzione.

Questo segno è affascinante fin dal nome , che pare derivi dal latino “astericulum”, piccola stella: la sua forma infatti ricorda proprio una stellina, solitamente a 5 o 6 bracci e, più raramente, anche con 8 bracci. L’origine astronomica del nome è evidente anche in un uso tipografico ormai desueto, quello di raggruppare tre asterischi in un “asterismo”: mutuato dalla definizione scientifica di un raggruppamento di stelle, l’asterismo era utilizzato per segnalare una separazione fra paragrafi.

Altro segnale della derivazione astronomica del nome la si trova in un oggetto liturgico della Chiesa ortodossa dove l’asterisco è una croce che viene piegata sopra il piatto che contiene le particole della comunione, e che viene incensato recitando le parole del Vangelo “E giunse una stella e si fermò sopra il luogo dove era il bambino”.

Negli ultimi tempi, come segnale anche il sito di Treccani, usare l’asterisco sta diventando un vezzo sempre più diffuso per scrivere senza specificare il genere, nel tentativo di essere onnicomprensivi come per esempio tutt* al posto di tutti/tutte. Definito “asterisco di genere” serve per non ridurre ogni espressione al maschile, ma ha il netto svantaggio di non essere un segno fonetico e quindi quando si trova scritto “sono andat* tutt*” la lettura diventa davvero difficile.

L’uso ecumenico di questo segno di interpunzione nasce dalla consuetudine dell’informatica, che lo utilizzava appunto come un carattere Jolly, detto anche metacarattere, che non rappresenta sé stesso ma un insieme o una sequenza di caratteri. Gli antichi arabi ne facevano invece un uso poetico, utilizzando l’asterisco per indicare un allungamento metrico della sillaba e rimanendo nel campo dell’arte l’asterisco è essenziale all’interno dei quadri di Mirò, dove nel suo ruolo di stella diventa l’unico riferimento spaziale in un mondo che non ha dimensioni.

Nel mondo della cultura popolare, infine, sicuramente l’asterisco più famoso è il piccolo gallo inventato da Goscinny e Uderzo: Asterix prende il suo nome proprio dal segno tipografico e dal suo significato di piccola stella. Un nome che gli ha portato bene, visto che davvero è diventato una stella nel mondo del fumetto e anche del cinema.

Insomma, il mondo è pieno di asterischi: l’unico posto dove non ne troverete mai sono le promozioni di 4Graph.

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