campagna elettorale

PARLARE ALLE FOLLE: LA CAMPAGNA ELETTORALE, FRA STAMPA E DIGITALE.

Gli strumenti della propaganda elettorale sono un mix di tradizione e innovazione: ne analizziamo i più diffusi, dando alcuni trucchi per utilizzarli al meglio.

La propaganda elettorale è diventata ormai un vero e proprio mestiere, che spesso continua per tutto il tempo dell’incarico ottenuto dopo le elezioni. Chi ha visto tutte le stagioni di “House of Cards”, per esempio, ha sicuramente avuto modo di capire l’importanza per un politico e per i suoi comunicatori di sapersi destreggiare fra sofisticati strumenti di analisi del “sentiment online”, cioè delle reazioni provocate nel pubblico dei social media dalle varie decisioni dei politici in carica, e le decisioni da prenderle per cercare di non urtare la sensibilità degli elettori.

L’ascolto. La prima arma vincente di ogni aspirante politico è l’ascolto delle esigenze dei suoi elettori. Chi aspira all’amministrazione di un Comune piccolo o medio, per esempio, deve frequentare le associazioni, i centri sportivi, le biblioteche, i bar per sentire gli umori e le esigenze della gente. Quando la circoscrizione elettorale è più vasta, diventa indispensabile iniziare a utilizzare una delle tante piattaforme di ascolto che consentono di monitorare le conversazioni in rete su argomenti specifici. Fra i vari strumenti disponibili ce ne sono alcuni davvero alla portata di tutti, come Google Alert e Mention che consentono di scandagliare la rete alla ricerca di parole chiave che sicuramente un aspirante politico attento saprà individuare con precisione, scoprendo anche quali sensibilità riescano a muovere nell’elettorato. Un trucco che è stato il segreto del successo di Barak Obama, quando nel 2008 ha saputo intercettare le esigenze del nascente popolo dei social e di tradurle nello slogan “Yes We Can”.

La strategia. Il nostro consiglio è quello di affidarvi a un professionista: certo, non tutti possono avere la fortuna di incontrare sulla propria strada un genio come Jaques Seguela, che ha firmato quella che probabilmente è la campagna elettorale più bella di sempre: “La Forza Tranquilla” dedicata a François Mitterand. O di incrociare personaggi magari controversi e senza scrupoli, ma sicuramente capaci di creare slogan in grado di smuovere le emozioni delle masse. Uno di questi “spin doctor” è stato Roger Stone, anima della campagna presidenziale di Donald Trump, cui è stato dedicato l’interessante documentario “Get Me Roger Stone” prodotto da Netflix nel 2017.

Gli strumenti. Anche per chi non ha molto denaro da investire in uno spin doctor di alto profilo può comunque contare su un grafico professionista, che sappia dare ordine, struttura e leggibilità agli strumenti cartacei che accompagnano tutte le campagne elettorali.

Iniziamo dai Santini. Sicuramente li conoscete tutti, sono quegli stampati, poco più grandi di un biglietto da visita, dove i candidati ricordano il loro nome, la lista di appartenenza e un messaggio per cui dovrebbero essere scelti dai potenziali elettori. Troppo spesso negli ultimi anni questi strumenti sono stati utilizzati in maniera selvaggia, giocando su doppi sensi legati al nome del candidato e prestando poca attenzione alla qualità delle fotografie. Il nostro consiglio è quello di non farsi prendere la mano: il rischio è di finire immediatamente in questa pagina facebook.

Depliant. Questi strumenti possono darvi l’opportunità di spiegare in modo dettagliato un programma politico, a patto però di riuscire a suscitare l’interesse dell’elettore e a fargli aprire le pagine in cui è scritto. Per farlo, meglio puntare su un solo concetto espresso con chiarezza, facendo capire che all’interno del depliant ne saranno illustrate tutte le implicazioni positive che potrà avere nella vita quotidiana delle persone.

Spille. Un altro grande classico per una campagna elettorale, le spille da giacca hanno una storia lunghissima che risale alla fine dell’ottocento. Ideali per sottolineare il senso di appartenenza degli attivisti di una campagna elettorale, quelli cioè che ne portano il messaggio personalmente ad amici e conoscenti, le spille che funzionano meglio sono quelle che sanno trasformarsi in una dichiarazione personale rivolta al mondo, come è successo nella storica campagna per l’elezione di Eisenhower: giocando sul suo soprannome “Ike” la campagna è stata incentrata sullo slogan “I LIKE IKE”, una micro poesia che ha conquistato il cuore degli americani ponendo le basi per la moderna comunicazione politica.

L’ultimo consiglio è quello di essere sé stessi: specialmente nel caso di elezioni amministrative in piccoli Comuni, nascondere gli aspetti meno gradevoli della propria esistenza o presentarsi sotto una luce esageratemente positiva è davvero molto difficile. E con la presenza pervasiva dei social media nella vita quotidiana di tutti, anche un’intera regione o addirittura un Paese possono seguire le dinamiche di un paesino.

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