amore per la grafica

Un segno d’amore per la grafica.

San Valentino: vi proponiamo un breve viaggio alla ricerca del cuore, da un seme afrodisiaco fino al Santo Graal, per celebrare il nostro amore per la grafica. 

Per celebrare il nostro amore per la grafica (e i grafici) in occasione di San Valentino, non ci siamo limitati a lanciare un’operazione promozionale che offre uno sconto fino al -30% su tutto il nostro catalogo di stampa online, ma abbiamo fatto un viaggio fra design e simbologia nella più iconica delle rappresentazioni dell’amore. 

Il cuore stilizzato che conosciamo tutti è un segno grafico che pare abbia origine nella rappresentazione del seme di una pianta ormai estinta, il silfio, originaria della cirenaica e anticamente utilizzata dai romani come afrodisiaco. 

Niente a che vedere, quindi, con l’amore idealizzato e un po’ ingenuo che siamo soliti associare agli emoji a cuoricino con cui decoriamo ogni genere di messaggio online, anche se il collegamento con questo “amore celeste” passa proprio da una somiglianza grafica con un altro simbolo di natura botanica. 

Stiamo parlando della pera, rappresentata per esempio da Giotto nella cappella degli Scrovegni come uno dei simboli d’amore di Cristo per l’umanità: un amore da cui discende tutta la mitologia dell’amore cortese tipicamente medioevale, il famoso “amor che muove il sole e le altre stelle” che conclude il Paradiso di Dante. 

Ma torniamo sulla terra. Per passare dalla pera al cuore, e tornare così al simbolo del silfio, basta rovesciarla: del resto anche il seme “cuori” delle carte da gioco era all’inizio rappresentato con simboli botanici rovesciati, dalla ghianda alla foglia dell’edera. Interessante poi notare notare, a proposito delle carte da gioco, come il seme “cuore” sia anche chiamato “coppe”: la sovrapposizione fra i due simboli non è certo casuale, dal momento che il cuore era rappresentato come una coppa contenente il sangue anche dagli antichi egizi, e nei racconti medioevali del ciclo di Parsifal i cavalieri andavano alla ricerca del Santo Graal, la coppa appunto in cui Giuseppe d’Arimatea aveva raccolto il sangue di Cristo. 

Una sovrapposizione che diventa evidente nella prima immagine riconosciuta dedicata alla rappresentazione del “Sacro Cuore di Gesù” in cui la coppa e il cuore così come viene rappresentato anche ai giorni nostri compaiono insieme. 

Dalla rappresentazione del sacro cuore nasce un altro simbolo d’amore molto utilizzato: il cuore trafitto dalle frecce, che riprende un altra tradizione iconografica molto diffusa, cioè “amore” inteso come Eros, il figlio di Ares e Afrodite (Cupido, per i latini) che trafiggeva con le sue frecce le persone che voleva far ardere di desiderio. 

Lo vediamo nella gallery in una delle “Vinegar Valentines”, le cartoline che nell’Inghilterra vittoriana venivano spedite per vendicarsi di qualcuno che aveva calpestato un cuore che lo amava, o per deridere qualcuno che credeva troppo nella dimensione romantica e sognante dell’amore. Un’abitudine nata fra alcuni giovani ribelli, stanchi dei dolciumi a forma di cuore o dei bigliettini decorati con il cuore che ormai aveva assunto la sua forma definitiva. 

Una forma che è stata utilizzata in uno dei capolavori del branding territoriale, il celebratissimo “I Love New York” di Milton Glaser, dove la parola amore è stata sostituita dal cuore associando così in modo definitivo il concetto alla sua rappresentazione.

L’associazione è stata così forte che resiste ancora ai giorni nostri: dalle emoji e dagli sticker con cui decoriamo le story sui social media fino alle opere del più trasgressivo fra gli artisti contemporanei: anche nei lavori dello street artist Banksy, infatti, il cuore è rappresentato con la sua forma ormai diventata canonica. 

Perché dietro a un segno grafico che sa resistere al tempo che passa c’è sempre una storia profonda legata alla simbologia e al passato culturale: avremo modo in alcuni dei prossimi post di affrontare anche altri esempi, se questo vi sarà piaciuto. Intanto vi auguriamo Buon San Valentino. Con tutto il cuore, ovviamente. 

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