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EVITA PERÓN, 100 ANNI DI UN MITO FRA POLITICA E MEDIA.

Fotografie, libri di scuola, francobolli e perfino una città: nell’Argentina di Perón, il volto di Evita è stata la prima, vera icona nella politica dei mass media.

Se fosse vissuta in questi anni Evita, nata Maria Eva Duarte, moglie del presidente argentino Juan Domingo Perón, sarebbe sicuramente diventata la regina delle influencer: di aspetto gradevole, piena di determinazione e di voglia di arrivare, con un talento innato per comunicare con il pubblico le sue pagine di Facebook e Instagram avrebbero sicuramente avuto milioni di followers.

Nell’Argentina degli anni ’20 però era la radio il mezzo di comunicazione di massa più diffuso ed Evita, mettendo a frutto il suo fascino e il suo talento, già a 15 anni arrivò a Buenos Aires per cercare di riscattare la sua povertà come attrice radiofonica.

La radio le procurò una discreta carriera e, soprattutto, durante un’iniziativa benefica le fece conoscere il futuro marito: iniziarono così i suoi sette anni da icona della politica Argentina. Un’icona riconoscibilissima grazie a elementi di comunicazione non verbale, ripresi con sapienza tanto nelle fotografie ufficiali, quanto su innumerevoli strumenti di stampa.

Iniziamo dallo chignon con cui si acconciava i capelli, che veniva riprodotto di profilo su cartoline accompagnato da poesie piene di ammirazione da far recitare ai bambini, gli stessi bambini che vedevano il suo ritratto amorevole anche nei libri di scuola. Quello stesso profilo con chignon venne addirittura utilizzato come modello per la planimetria di Ciudad Evita, un insediamento urbano alla periferia di Buenos Aires.

I gesti larghi e plateali con cui si rivolgeva alle folle adoranti assiepate sotto il balcone della Casa Rosada, e che aveva insegnato al marito, venivano stampati sui manifesti della campagna per l’aiuto sociale alla popolazione. Le mani rivolte verso l’alto sembravano chiedere la benedizione a Dio e alla nazione, rivolgendosi poi verso il basso per portarla verso i suoi “descamisados”, come venivano chiamati i poveri che la vedevano come una santa.

Quanto ai vestiti, se quelli di alta sartoria venivano utilizzati per immortalare le uscite ufficiali di una storia d’amore che affondava le sue radici nella favola di Cenerentola, quelli più semplici servivano a rinfocolare l’immagine della donna come tutte le altre che, pur se scontornata sullo sfondo della bandiera argentina, preparava un dolce proprio come tutte le altre mamme.

Questa massiccia occupazione da parte della figura di Evita dell’immaginario iconografico argentino e mondiale continuò ancora per moltissimi anni dopo la sua scomparsa a soli 33 anni: le venne dedicato un campionato di calcio infantile promosso col suo immancabile chignon, e tutti ricordiamo il musical di Andrew Lloyd Webber interpretato al cinema da Madonna e recentemente in Italia a teatro da Malika Ayane.

E ancora adesso, a 100 anni dalla sua nascita e a quasi 70 dalla sua morte, se il ruolo politico della “santa degli argentini” o “patrona degli oppressi”è ancora difficile da inquadrare, la sua figura di prima donna a occupare con la sua immagine la costruzione di consenso politico è innegabile

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